01Quale vantaggio fa per me?
Dipende da cosa fa e da dove arrivano i suoi redditi. Ecco i casi più frequenti.
Dipendente, manager o libero professionista: paga le tasse solo sulla metà dello stipendio per cinque anni. È il regime impatriati.
Se arriva per insegnare o fare ricerca in Italia, il 90% del reddito è esente per sei anni.
Dividendi, società, investimenti fuori dall’Italia: può scegliere di pagare una cifra fissa ogni anno invece delle tasse normali. È la flat tax.
Con la residenza a Milano le imposte sull’acquisto scendono al 2% del valore catastale, e non paga l’IMU.
02Vengo a lavorare a Milano: quanto risparmio?
Per cinque anni paga le tasse solo sul 50% dello stipendio. Con figli minorenni l’esenzione sale al 60%.
Esempio: un manager arriva a Milano con uno stipendio di 150.000 euro lordi. Normalmente pagherebbe circa 60.000 euro di imposte l’anno. Con il regime impatriati è tassato solo su 75.000 euro e ne paga circa 26.000. Risparmia circa 34.000 euro l’anno, 170.000 in cinque anni.
Il periodo sale a 6 o 7 anni se lavora per lo stesso datore di lavoro o gruppo che aveva prima del trasferimento.
Una laurea o una specializzazione di alto livello.
Se si trasferisce prima, il beneficio va restituito.
Oltre questa soglia lo stipendio è tassato normalmente.
03Sono docente o ricercatore: cosa cambia?
Il 90% del reddito da insegnamento o ricerca è esente da tasse per sei anni.
Vale per chi ha insegnato o fatto ricerca all’estero per almeno due anni e viene a svolgere la stessa attività in Italia, all’università o in un centro di ricerca. I sei anni si possono allungare se ha figli minorenni o se compra casa in Italia.
04Cos’è davvero la flat tax?
Una scelta riservata a chi ha redditi esteri molto alti: invece di pagare in Italia le tasse normali su ciò che guadagna fuori dall’Italia, paga una cifra fissa di 300.000 euro l’anno, qualunque sia l’importo.
Chi diventa residente in Italia, di regola, paga le tasse italiane su tutti i redditi del mondo: fino al 43% sui redditi da lavoro e d’impresa, il 26% su dividendi e interessi. Per chi ha redditi esteri modesti la flat tax non serve, anzi costerebbe di più. Diventa interessante quando le tasse normali supererebbero i 300.000 euro, cioè in genere sopra i 700.000 euro l’anno di redditi da lavoro o impresa, o sopra 1,2 milioni di dividendi e interessi.
Esempio: un imprenditore si trasferisce a Milano e riceve ogni anno 2 milioni di euro di dividendi dalla sua società all’estero. Da residente normale pagherebbe in Italia il 26%, cioè 520.000 euro. Con la flat tax paga 300.000 euro e su quei dividendi non deve altro: risparmia 220.000 euro l’anno, per un massimo di 15 anni.
A questo si aggiungono altri vantaggi: nessuna imposta italiana sugli investimenti (IVAFE, 0,2% l’anno) e sugli immobili (IVIE, 1,06%) che ha all’estero, nessuna imposta di successione o donazione sui beni esteri, nessun obbligo di dichiararli nel dettaglio. Ogni familiare incluso costa 50.000 euro l’anno in più.
Conviene la flat tax? Faccia la prova
Risparmio stimato
Con questi importi la flat tax non conviene: costerebbe in più l’anno.
- IRPEF e addizionali
- 26% sui redditi finanziari
- IVAFE 0,2%
- IVIE 1,06%
Stima semplificata per capire l’ordine di grandezza: non considera le imposte già pagate all’estero, le convenzioni contro le doppie imposizioni né il risparmio sull’imposta di successione. Va verificata con un consulente fiscale.
- Possono sceglierla le persone di qualunque cittadinanza che non sono state residenti in Italia per almeno 9 degli ultimi 10 anni.
- Si sceglie nella dichiarazione dei redditi e dura al massimo 15 anni; si può revocare, ma non riattivare.
- Chi ha trasferito la residenza prima del 2026 mantiene l’importo di allora: 100.000 euro fino ad agosto 2024, 200.000 euro fino a fine 2025.
- Non copre le plusvalenze su partecipazioni qualificate vendute nei primi cinque anni.
05Quali vantaggi ho se compro casa a Milano?
Se diventa la sua residenza, le imposte sull’acquisto sono le più basse previste e non paga l’IMU.
Comprando da un privato, l’imposta di registro sul valore catastale scende dal 9% al 2%. Da un’impresa l’IVA scende dal 10% al 4%. Basta trasferire la residenza entro 18 mesi.
Sull’abitazione principale non si paga l’imposta comunale sugli immobili, salvo le categorie di lusso.
Gli affitti di una casa in Italia restano redditi italiani, anche con la flat tax: con la cedolare secca si paga il 21% del canone.
Esempi semplificati, calcolati con le aliquote 2026 e addizionali medie, senza detrazioni né crediti per imposte estere. Sono informazioni di carattere divulgativo: la scelta del regime va verificata con un commercialista o un tributarista.